Cosa sarebbe successo al nostro pianeta se l’asteroide che causò l’estinzione dei dinosauri avesse fatto cilecca? Invece di estinzioni di massa i dinosauri avrebbero continuato a vivere, prosperare e, molto probabilmente, ad evolversi sempre di più. Disney e Pixar hanno voluto pensarci e raccontarci, con Il Viaggio di Arlo, di questo mondo ancora dominato dai lucertoloni.
Imbranato
Arlo è un giovane apatosauro pauroso e imbranato. Terzo cucciolo della covata, vive coi genitori e i fratelli nella fattoria di famiglia. Essendo gli apatosauri dinosauri vegetariani si sono infatti evoluti in contadini. La vita di Arlo scorre dunque tranquilla aiutando i genitori nel coltivare il mais e tuttavia qualcosa manca. La sua famiglia infatti ha una tradizione molto speciale: quando uno di loro riesce a dare il proprio contributo al sostentamento di tutti in modo importante ha il permesso di porre la sua impronta sul silo del cibo. Il fratello e la sorella di Arlo si sono guadagnati tale onore ma Arlo, fifone e mingherlino com’è, non c’è ancora riuscito. Il padre, nel tentativo di risvegliare il coraggio nel figlio, gli affida una missione cruciale: fermare il ladro che si intrufola di continuo nelle scorte della fattoria. Il protagonista si mette d’impegno ma quando riesce finalmente a catturare il ladruncolo, un piccolo cucciolo umano, non ha il coraggio di eliminarlo. Il padre, scoperto il fattaccio, costringe Arlo ad un inseguimento contro ogni buon senso, percorrendo la stretta gola del fiume durante un temporale. Il dramma è presto servito: una piena del fiume trascina il genitore di Arlo verso la morte. Quando poi, qualche giorno dopo, Arlo trova di nuovo il cucciolo di uomo, Spot, nel granaio di casa, la sua sete di vendetta lo porterà finalmente sulla via del suo grande viaggio.
Tecnologia alla riscossa
Il Viaggio di Arlo è il classico film di crescita e formazione. Arlo inizia la sua avventura come patetico fifone per trovare infine il suo coraggio e il suo posto nel mondo. Durante la pellicola lo seguiremo nei suoi momenti di pianto e sconforto (parecchi) e nei suoi momenti di gloria (non tanti quanti vorremmo). Portandosi appresso l’umano Spot, che poi non è altro che un cagnolino, sia per movenze che per comportamenti, incontrerà T-Rex mandriani, pterodattili farabutti e altri personaggi strampalati. Un film formativo, dicevamo, sulla falsariga del Re Leone, con cui condivide più d’una situazione sfociando quasi in vero e proprio omaggio. Tecnicamente Il Viaggio di Arlo è maestoso. Tanto per cominciare la resa dei fluidi, torrenti, pioggia e pozze d’acqua è semplicemente favolosa. I paesaggi, che spaziano da boschi a praterie, sono quasi indistinguibili dalla realtà. Pixar ha preso ispirazione dalle grandi distese boschive e dalle praterie del nord America riuscendo a trarne il meglio.
E per fortuna che visivamente questo film è riuscitissimo perché il resto non lo è altrettanto. Mi è perfettamente chiaro che si tratta di un film dedicato ai più giovani e ciononostante, pur avendolo guardato preparato, non sono riuscito a farmelo piacere. Arlo è una frigna insopportabile per quasi tutti il film e non riusciamo praticamente mai a immedesimarci e sentirci davvero tristi per lui perché scatta subito il fastidio. La gang di pterodattili malvagi fallisce in parte lo scopo di essere i veri antagonisti del protagonista il quale, alla fin fine, rimane il peggior nemico di sé stesso. Per fortuna che c’è il piccolo Spot a risollevare molte delle scene con la sua inesauribile energia canina, valida distrazione da quel disastro nevrotico di Arlo. Insomma, se non fosse proprio per Arlo il film potrebbe anche essere bello, ma il problema è che si intitola Il Viaggio di Arlo e non di Spot. Nell’anno in cui Pixar ci ha deliziato con Inside Out questa pellicola ci ha deluso un po’ troppo, spiace dirlo.