Cosa succede quando un avventuriero incallito comincia a sentire il peso dell’età? Continua a cercare emozioni in posti sperduti o molla inseguimenti e sparatorie e si sistema con una casetta e un lavoro regolare? È mai possibile mollare tutto per vivere una vita normale? Nathan “Nate” Drake ha dovuto fare proprio questa scelta in Uncharted 4.
Non sono gli anni amore, sono i chilometri…
Nate ha finalmente messo la testa a posto. Sposato finalmente con Elena, ha appeso le pistole al chiodo per fare un lavoro normale. Ha detto addio all’avventura, chiuso con città perdute e tesori maledetti e ha perfino smesso di parlare perfino con l’amico di una vita Victor Sullivan. E l’ha fatto per amore, perché una vita di pericoli e avventure non si addicono più all’impegno preso con Elena. E tuttavia l’aver mollato tutto gli manca terribilmente. Come può un uomo abituato a scoprire misteri perduti da sempre, pistola alla mano, abbassarsi a fare la contabilità per una piccola azienda di recuperi marittimi? E di certo le immersioni per raccogliere treni deragliati in cerca di rame non hanno lo stesso fascino dello scoprire El Dorado! Ma l’avventura, quella con la A maiuscola, sta per bussare alla sua porta personificata nel volto di Sam, il fratello di Nathan creduto morto da 15 anni. L’ossessione di Sam è il tesoro del pirata Henry Avery, che si dice abbia ammassato un tesoro favoloso per nasconderlo in qualche isoletta segreta e lontana. Questa ossessione è stata la rovina dei fratelli Drake, incappati in una brutta situazione in una prigione sud americana e che ha separato i due. Insomma, è ora di un’ultima, grande, avventura! Uncharted non sarebbe Uncharted senza una agguerrita caccia al tesoro contro il tempo. Anche in questo caso abbiamo un gruppo di rivali e motivazioni più che sufficienti per correre innumerevoli pericoli. Ma il Nate di questa volta non è più il giovanotto spericolato che conosciamo e dubbi e rimorsi faranno capolino nella sua mente.
La trama di Uncharted 4, che non vogliamo di certo spoilerarvi troppo, ci svela molto di Natan. A partire dai suoi primi passi in gioventù in compagnia del fratellone Sam fino alla sua nuova, ed ultima, avventura. Una storia che chiude ogni conto in sospeso, che rivela ogni dettaglio e che riempie tutti i buchi lasciati dai precedenti giochi.
L’importante è non ripetere gli errori del passato
Uncharted 4 ha avuto una genesi piuttosto lunga, con una sorta di reboot a metà produzione. Normalmente certi problemi nello sviluppo sono sempre segno che qualcosa non funziona e che probabilmente continuerà a non farlo. Non è questo il nostro caso perché l’arrivo alla direzione del gioco del duo che si è occupato di The Last of Us ha saputo rimettere il gioco in carreggiata. A differenza di Uncharted 3, un filino troppo sbilanciato per quanto riguardava i combattimenti, in questo quarto capitolo la parola d’ordine è stata bilanciamento. Uncharted 4 propone meno sparatorie con nemici a gettito continuo, favorisce un approccio più stealth grazie all’aggiunta di un indicatore di attenzione dei nemici e introduce maggiore dinamismo. Novità assoluta l’introduzione di una corda con rampino e un chiodo da roccia. La prima permette di superare ostacoli altrimenti insormontabili, di scalare e discendere altezze e di interagire con alcuni oggetti. Il secondo non è altro che un appiglio portatile, utile per rendere un po’ più emozionanti le inevitabili sezioni di scalata, da sempre componente fondamentale di questa serie. Gli scontri a fuoco escono impreziositi con questi elementi, evitando di cadere nella trappola dello stare nascosti dietro a ripari tutto il tempo facendo il tiro al bersaglio. Nemici più scaltri, che tentano di aggirarci e, specialmente, moltissima distruzione ambientale, ci obbligano a stare in movimento continuo. Saltare, arrampicarci, sorprendere i nemici dall’alto o alle spalle diventa il nostro pane quotidiano. Un cambiamento che invece di snaturare l’esperienza Uncharted la esalta. Non possono ovviamente mancare le fasi esplorative e di risoluzione di puzzle. La componente esplorativa è decisamente maggiore rispetto al passato, più simile a The Last of Us in effetti. Saremo occupati non solo a cercare tesori e segreti ma anche a scoprire, piano piano, la trama. Novità anche alcuni livelli “open world” dove, alla guida di vari veicoli, potremo esplorare liberamente la zona alla ricerca di indizi e tesori. Per quanto riguarda i puzzle ambientali essi sono come al solito piuttosto semplici ed ingegnosi. Complicatissimi rompicapo ad ingranaggi e qualche vera e propria caccia all’indizio si inseriscono molto bene nel quadro generale del gioco.
Non credo ai miei occhi
Il gameplay di Uncharted 4 è senza dubbio il risultato della grande esperienza maturata da Naughty Dog nel corso degli anni. Variato, preciso, divertente, sorprendente. Ma non ho ancora speso nessuna parola sul risultato visivo degli sforzi del team californiano. Uncharted 4 è semplicemente incredibile. Il team di sviluppo è riuscito a spremere da PlayStation 4 qualcosa di mai visto su console e che può rivaleggiare senza nessun problema con i blasonati titoloni da master race che i pcisti non smettono mai di citare. Uncharted 4 è magnifico, splendente, maestoso. Tutto in questo titolo è privo di sbavature. I livelli sono disegnati in modo commovente, strutturati in modo perfetto e zeppi di dettagli. Qualcuno dia subito un premio agli environmental artist di Naughty Dog. Il livello di raffinatezza è talmente spinto che nell’osservare un bicchiere dentro ad uno scaffale in un angolo dimenticato di una casa polverosa ci renderemo conto che il vetro del bicchiere distorce quello che vi sta dietro. Allucinante che ci si sia spinti ad applicare un effetto così complesso su un oggetto così insignificante, specialmente perché vi sono centinaia di altri oggetti attorno a noi. I livelli ambientati nella giungla poi sono una festa di rigagnoli d’acqua, ruscelli, fiumiciattoli, pozze fangose. Tutto animato, tutto perfettamente incluso nell’ambiente. Lussureggianti giungle, desolate praterie, ambienti cittadini. Vi sfido a trovare un solo difetto. Non lo troverete. L’aggiunta al gioco di una modalità fotografica significa fermarsi più e più volte a catturare qualche elemento. Io stesso l’ho fatto, dovendo poi giurare ai miei amici che non si trattava di artwork (non intendo screenshots, ma proprio disegni) ma di sezioni in game.
Tanta cura al dettaglio è stata ovviamente estesa ai personaggi di gioco. Durante le frequenti cut scenes avremo quindi tutto il tempo di ammirare espressioni facciali e textures ma soprattutto la magistrale recitazione dei vari attori. La performance capture è di altissimi livelli: i vari Nathan, Sam, Sully, Elena eccetera trasmettono emozioni vere. E per fortuna perché Uncharted 4: Fine di un Ladro è un gioco profondamente diverso da questo punto di vista rispetto al passato. Rimane scanzonato ma introduce una nuova dimensione per i suoi personaggi. Più personale, più introspettiva. Nathan e soci sono in un certo senso più veri perché sono colti da dubbi e, con l’avanzare degli anni, cominciano a realizzare che i veri tesori non sono forse quelli d’oro e diamanti ma ben altri.
Sparatorie in compagnia
Uncharted 4 offre una modalità multiplayer competitiva. Otto mappe tratte dalle varie ambientazioni della campagna giocabili in Deathmatch a squadre, Saccheggio e Controllo. Inutile spiegarvi cosa si intende per deathmatch a squadre e controllo. Saccheggio altro non è che una modalità cattura la bandiera invece. Le partite sono frenetiche e grazie a vari potenziamenti temporanei acquistabili tramite valuta guadagnata in gioco, c’è un pizzico di varietà e strategia in più. Il multi è divertente anche se non è estremamente variato. Ma come per Uncharted 3, personalmente credo che il multi sia una semplice aggiunta dovuta. Una componente che oramai si ritiene debba essere incluso in un gioco venduto a prezzo pieno. Uncharted 4, come i precedenti, è un gioco da godersi in single player. Sono convinto che molti di voi non apriranno mai il multiplayer e va bene così.
Capolavoro assoluto
È ora di concludere questa recensione infarcita di iperbole. Uncharted 4 sa chiudere in modo soddisfacente la serie. Non lascia nulla in sospeso, non ci delude nascondendoci dettagli. È una degna conclusione delle avventure di Nate Drake e soci. Ogni roccia viene spostata, ogni segreto svelato. E il finale sa essere nostalgico e commovente perché “ogni fine ci lascia con un piccolo vuoto dentro”. Quel vuoto che sentiamo quando una bella avventura giunge alla fine. In fondo Drake ci ha accompagnato per quasi 10 anni!
Uncharted 4: Fine di un Ladro convince a 360 gradi: trama, grafica, gameplay, coinvolgimento. C’è tutto in questa ennesima conferma della bravura totale di Naughty Dog. Da solo vale l’acquisto di una PlayStation 4. Voto pieno, senza discussioni.
The Good
- Storia
- Grafica
- Gameplay
The Bad
- Multiplayer superfluo
Finito ieri, proprio bello. Ora avanti al Platino e sotto con il Multiplayer