Dopo aver vinto il premio come Best Sport Game alla Gamescom 2015, ecco finalmente arrivare nelle nostre case (o meglio, nelle nostre console) Pro Evolution Soccer 2016, per gli amici PES 2016.
Con l’edizione del 20esimo anniversario, la simulazione calcistica dei giapponesi di Konami ridà finalmente ai giocatori quello che si aspettavano: il piacere di giocare a calcio! Infatti, combinando il realismo nella costruzione del gioco, ad una migliore gestione dei contatti e dei contrasti, e ad animazioni ben fatte e coerenti, PES 2016 arriva a questo risultato. A differenza del suo eterno rivale, che si dice essere un po’ più arcade (ma io preferisco dire che è semplicemente più accessibile), Pro Evolution Soccer 2016 è destinato ad un pubblico amante delle costruzioni minuziose e del rigore tattico. Dopo aver perso un po’ di terreno rispetto al suo antagonista nelle versioni PS3 e XBox 360, PES 2016 recupera quindi il ritardo nelle console di nuova generazione, come già dimostrato con l’edizione uscita nel 2014. L’aspetto visivo di PES 2016 ha sempre qualche imperfezione, anche se ci sono stati alcuni miglioramenti dall’ultima versione, come alcuni menu old-school, per esempio il menu per organizzare la squadra ha sempre un non so che di oscuro e mal fatto. La pagina iniziale e l’interfaccia del Campionato Master sono invece molto più accessibili. In generale, l’ergonomia necessita ancora di un’ di lavoro, ma non è nulla di estremamente grave.
Una volta scesi in campo, il FOX Engine fa il suo bel lavoro. Il gioco è più fluido rispetto alla versione 2015, proprio come dovrebbe essere un gioco di calcio su PS4, anche se ogni tanto appare qualche traccia di aliasing. Anche la sensazione di realismo è migliorata rispetto a PES 2015. La buona realizzazione dei visi dei giocatori e gli stadi che danno una convincente impressione di folla, aumentano l’immersione. L’evoluzione dello stato dei campi di gioco durante la partita, così come la nuova funzione della meteo – che consentirà di avere condizioni meteorologiche variabili durante le partite – fanno pensare di essere allo stadio.
Il movimento dei giocatori è più realistico che in passato, grazie alle nuove animazioni che si armonizzano alla velocità del giocatore, alla sua posizione sul terreno di gioco. Senza dimenticare la migliore gestione delle collisioni ad ogni contrasto: si vedranno quindi le difese che faranno valere la loro potenza fisica nei contatti, i giocatori che proteggeranno meglio la palla con il corpo e duelli aerei più realistici.
Per i portieri, è stato introdotto un nuovo sistema e nuovi parametri per dare una personalità distinti ad ognuno di essi, come i tuffi, le deviazioni, i rilanci o le prese.
Anche se per la maggior parte dei casi fanno il loro lavoro adeguatamente, succede che le uscite degli estremi difensori sono talvolta disastrose ed è difficile contare sul loro aiuto in caso di situazione di 1 contro 1 o di tiri ravvicinati. Inoltre, bisogna tenere conto che i tiri sono diventati più efficaci e più facili da piazzare rispetto al passato, e che persino giocatori che non hanno una gran potenza nel tiro, si possono ritrovare a scagliare bordate assurde. Sebbene i tiri siano più efficaci, bisognerà prestare attenzione ai numerosi contrasti per le azioni d’attacco. Potreste anche confrontarvi a situazioni snervanti quando giocate contro avversari macellai e assistere ad un festival di tackles. Spesso, quando un difensore riusciva una scivolata nelle vecchie versioni, lui rimaneva per terra e la palla rimbalzava allegramente sul piede dell’attaccante che poteva tranquillamente continuare l’azione.
In questa edizione invece, oltre a permettere di recuperare la palle da grande distanza, i tackles sono diventati molto più favorevoli al difensore, poiché chi lo subisce è spesso destabilizzato (con cadute o altro). Ma attenzione, c’è anche un altro motivo per cui i tackles sono diventati più efficaci: il rischio di espulsione è diminuito. A meno di non effettuare un vero attentato e falciare l’avversario con l’ultimo difensore, è raro vedere dei cartellini gialli e ancora meno dei rossi e alcuni tackle assassini non sono neppure sanzionati da un cartellino. Questo è un punto che avevo già notato già nelle versioni PS2, quando si passava dalla versione Winning Eleven (la versione giapponese) a PES (la versione occidentale): si passava da un arbitraggio lassista ad uno intransigente e viceversa.
Sebbene sia un elemento fondamentale, il gameplay non fa tutto. Nei giochi di calcio ci si aspetta anche che il contenuto sia adeguato: il gioco deve durare 12 mesi! Come al solito, PES 2016 propone diverse modalità, tra cui il myClub che è apparso l’anno scorso e che ha beneficiato di numerose modifiche durante l’anno. Esso permette di creare una squadra per affrontare altri giocatori online. In questa edizione, sono stati per esempio aggiunti giocatori esclusivi e un sistema di livelli. Il Campionato Master, la modalità preferita di molti fan, è stato rinnovato, migliorando il menu e aggiungendo una nuovo sistema per il trasferimento dei giocatori più moderno. Ritroviamo inoltre la modalità Diventa un Mito, nel quale si può prendere un giovane giocatore e farlo diventare una leggenda del calcio, e numerose coppe (esistenti o create dal giocatore). Anche se c’è stata l’aggiunta di alcune squadre sud-americane o di club dell’Est che giocano in Europa League, la solita pecca di PES è la mancanza di licenze ufficiali per campionati e giocatori, che vedranno il loro nome storpiato, come ben noto ai fan.
NB: La recensione è per la versione PS4!